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Dubbi e perplessità su definizioni e classificazioni

18 Maggio 2008

Una recente comunicazione sulle razze avicole italiane presentata dal dr. Maurizio Arduin di Veneto Agricoltura in occasione di un Convegno svoltosi a Lecce ci offre lo spunto per un dibattito sulla correttezza dell'uso di alcuni termini e degli schemi classificatori, che spesso - come in questo caso - sono secondo noi utilizzati in maniera arbitraria e fuorviante.
La comunicazione a cui si fa riferimento è consultabile ai siti www.biozootec.it/lecce_2008_poster.aspx www.biozootec.it/repertorio_avicolo.aspx
Nel lavoro vengono proposte alcune definizioni ed alcuni esempi di razza, razza locale, razza tradizionale, ceppo, ibrido e prodotto genetico tipico che non ci sembrano corrispondere a quelle comunemente accettate (seppur ancora oggi oggetto di discussione).
Di seguito, ecco quello che secondo RARE è uno schema classificatorio accettabile:

RAZZA:
complesso sistematico e biologico di individui omogenei, distinti per caratteri costituzionali, funzionali e morfologici. Caratteri trasmissibili ereditariamente in modo costante. Popolazione con individui portatori dello "stesso" patrimonio genetico.
Le diverse razze possono essere classificate in:
- Primitive o tradizionali (popolazioni derivanti dalle specie selvatiche per selezione ambientale). Sono costituite da animali rimasti ai primi livelli post domesticazione, caratterizzati quindi da una grande variabilità morfologica.
- Secondarie o standardizzate (derivanti dalle precedenti per selezione di alcuni tipi o caratteri), sono state ottenute in epoca più recente; la loro variabilità è quindi più ridotta a causa dell'isolamento riproduttivo a cui sono state sottoposte.
- Sintetiche (derivate dalla combinazione di razze secondarie o di razze primitive e secondarie e dalla selezione dei soggetti da questi derivati); hanno grandissime potenzialità produttive ma scarsa variabilità.
- Mendeliane (selezionate a partire da un solo gene mutato).
VARIETA’ o SOTTORAZZA:
nell'ambito di una razza si possono delineare gruppi ("varietà" in uso solo negli avicoli) di individui che, pur conservando la composizione genetica della razza, manifestano costantemente uno o più caratteri limitati (es. colore e disegno del mantello, forma cresta, presenza di barba) diversi da gruppo a gruppo.
RAZZA LOCALE (TGA):
sono razze che si sono create attraverso la riproduzione chiusa ad aree geografiche ristrette. Alle volte i TGA si identificano con razze di tipo Primitivo.
CEPPO:
in seno ad una "razza", se di ampia diffusione, si possono rilevare gruppi di animali che hanno uno o più caratteri secondari comuni trasmissibili alla prole, influenzati dall'ambiente (clima, alimentazione, metodi di detenzione ecc.) ed evidenziati a seguito di azioni selettive. Sono i cosiddetti ceppi.
Ad esempio: dalla razza avicola Livorno, per "azioni selettive" diversamente orientate (cioè svolte mirando ad avere particolari risultati e tenendo conto, perciò, negli animali da selezionare, di differenti caratteri morfologici e funzionali), e per allevamenti condotti in diversi "ambienti", si sono ottenuti i seguenti "ceppi" assurti a nuove razze visto il costante differenziarsi dalla razza madre (differenze di peso, forma, produzione, numero di varietà.):
- Livorno autoctona (Livorno-Livornese)
- Livorno canadese (Leghorn)
- Livorno inglese (Leghorn UK)
- Livorno tedesca (Italiener)
- Livorno americanizzata (Leghorn USA)
- Livorno da prodotto (numerosi ceppi)
- Livorno olandese (Leghorn NED)
IBRIDO:
animale prodotto da incrocio tra soggetti appartenenti a diversa specie. Generalmente sterile, ha un uso limitato alla prima generazione.
IBRIDO COMMERCIALE O METICCIO COMMERCIALE:
incrocio proveniente da razze pure o da meticci il cui utilizzo si limita alle produzioni ottenibili da questi animali (galline ovaiole in cui si sfrutta la buona produzione data dal vigore derivante dall'incrocio, polli in cui si sfruttano gli indici di crescita vantaggiosi.). La produzione di tali soggetti è affidata a grandi multinazionali che studiano lo schema di incrocio più adatto ad ottenere il meticcio commerciale con caratteristiche produttive ricercate.

Alla luce di queste definizioni, l'analisi del lavoro presentato al Convegno ha evidenziato non pochi errori ed anomalie. Ci teniamo a riportarne alcuni a titolo di esempio, perché tra i compiti di RARE rientra anche la corretta informazione con il supporto di dati scientifici oggettivi. Troppo spesso in questi anni abbiamo assistito a miracolosi e inspiegabili recuperi di razze da tempo scomparse dal nostro territorio. Accade ancora oggi che una razza autoctona venga resuscitata a fini puramente commerciali con un colpo di bacchetta magica. Le strade sono diverse: ad esempio, ogni tanto si legge che qualche esemplare di una razza ritenuta estinta è miracolosamente sopravvissuto in una sperduta fattoria, e che è iniziato il programma per il suo recupero. Oppure si inventano nuove definizioni, e allora animali di razze tutto sommato comuni ma allevate in un determinato territorio da qualche decina d'anni diventano "il tipo genetico locale o tradizionale". Ma a chi servono questi animali? Abbiamo veramente bisogno di inventare qualcosa di nuovo per ribadire che l'Italia è un Paese ricchissimo di biodoversità, di tradizioni e di cultura?
Da queste considerazioni, vi offriamo qualche spunto di riflessione partendo dalla lettura critica del testo riportato al Convegno che riporta ad esempio come "Razze, Ceppi e Prodotti Tradizionali" (italiani) le razze estere Dorking (denominate erroneamenente "pollo italiano a 5 dita), la New Hampshire, la Plymouth Rock barrata, la White America, la Corritrice Indiana, la Kaki Campbell, la Pechino e l'oca cignoide. O che di molte altre ancora (Brianzolo, Gigante nero d'Italia, Nostrana veneta, Polesana, Vicentina, etc.) riporta riferimenti fotografici sbagliati o dubbi. Di altre abbiamo verificato che non esistono notizie storiche o dati reali di presenza sul territorio, o si tratta addirittura di razze da tempo estinte. Ancora una volta ci domandiamo a chi serva questo tipo di informazione. Da parte nostra, ripetiamo che la divulgazione di dati non supportati da evidenze scientifiche sia non solo inutile, ma soprattutto scorretto e fuorviante.

Pubblicazioni

RISORSE GENETICHE AGRARIE IN ITALIA
Rischio di estinzione, iniziative per la conservazione, necessità di intervento
Copertina del libro Risorse genetiche agrarie in Italia

Centinaia di varietà vegetali e razze domestiche italiane censite, descritte e fotografate; progetti di conservazione; proposte di nuovi interventi di tutela.
225 pagine, 77 illustrazioni a colori.

Disponibile presso RARE.
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ultimo aggiornamento: 23.01.2010