Pecora Brigasca

Razze di animali domestici in pericolo di estinzione

La pecora Brigasca 

di Valentina Riolfo – Associazione  RARE

Il nome Brigasca (Brigasque in Francia) deriva da La Brigue, un paese francese della val Roya noto per essere stato nei secoli passati il più importante centro di pastorizia di tutta l’area di confine tra Liguria, Piemonte e Provenza.

La Brigasca è una popolazione ovina autoctona che deriva, con tutta probabilità, dalla pecora Frabosana. Le principali caratteristiche morfologiche, il profilo montonino e le corna rivolte all’indietro e spiralate sono simili.

La consistenza

Diffusa nelle province di Imperia e di Savona, attualmente sono censiti 1.943 capi adulti, distribuiti in 19 allevamenti.

I contributi

E’ stata inserita nel Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 della Liguria e gode, pertanto, di un contributo pari a 23 €/pecora per la durata di 5 anni.

L’allevamento

L’ allevamento tradizionale prevede un periodo di sette-otto mesi in alpeggio e di circa quattro mesi in bandia, la zona costiera ove il clima mite permette di mantenere il pascolo all’aperto anche nei mesi invernali.

Pecora-Brigasca

Le caratteristiche

E’ una pecora di taglia media (75-85 kg nei maschi e 60-65 kg nelle femmine). La testa è pesante con profilo spiccatamente montonino; le corna, appiattite e ricurve, sono presenti nell’80% dei capi. Il vello è di colore bianco o biondo con bioccoli conici aperti; sono frequenti le macchie di marroni o rosso carico sulla testa e sugli arti.

E’ un animale rustico, dotato di arti muscolosi e unghielli forti, adatti al pascolo in zone impervie.

 Le produzioni

Oggi, la Brigasca è utilizzata sia per la produzione di latte da caseificare e sia per la produzione di agnelli. Con il latte di queste pecore, si producono tre formaggi, la Sora, la Toma e il Brus, ancora con tecniche e attrezzi legati alla tradizione millenaria della transumanza. La Sora viene prodotta esclusivamente con latte ovino di due mungiture. Il latte è portato a 36° C, addizionato di caglio liquido; dopo la coagulazione, si rompe la cagliata con il rubatà, il classico spino in legno. La cagliata è lasciata depositare e poi raccolta con una tela grezza (raireura) e pressata con una grossa pietra. Dopo circa 12 ore, la massa è tolta dalla tela e tagliata in parti simmetriche. Trascorsi 15 giorni di maturazione, i formaggi vengono lavati con acqua corrente, asciugati e posti a stagionare in luogo fresco per circa 40 giorni, su tavole di legno. La tecnica di produzione della Toma si discosta da quella della Sora per l’eventuale aggiunta di latte di capra, l’utilizzo di fascere per la messa in forma e la stagionatura più breve.

Il Presidio  per le Tome di pecora Brigasca

Il Presidio, sostenuto dalla Regione Liguria, da Slow Food e da RARE, vuole valorizzare le tome a latte crudo preparate nei pochi alpeggi rimasti sullo spartiacque che segna il confine con la Francia e sostenere il ruolo determinante dei pastori nella tutela e nella salvaguardia dell’ambiente naturale.

Presidio-toma-pecora-brigasca

 Cosa fare per salvarla?

Da circa 2 anni è nato il Comitato di razza della Brigasca con lo scopo di sostenere e valorizzare la razza e sono stati avviati i controlli funzionali su alcuni capi da parte dell’APA di Savona.

Dove trovarla

Per l’acquisto di agnelli ci si può rivolgere a:

  • Aldo Lo Manto di Albenga (SV) –  Cell. 339- 41.67.938
  • APA Savona (Oreste Borgnioli – Maurizio Bazzano) – Tel.  019- 59.97.67

Per informazioni sul Presidio, rivolgersi a:

  • Valentina Riolfo di Millesimo (SV) – Cell. 349- 60.42.646

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