Il Cavallo Sanfratellano
di Luigi Liotta e Luigi Chiofalo
Origini
Il cavallo Sanfratellano confonde le sue origini con quelle del cavallo Siciliano, già noto in tempi molto antichi.
Le prime notizie sull’esistenza del cavallo Sanfratellano le troviamo nel “Giornale di lettere Scienze ed arti per la Sicilia” edito a Palermo nel 1826, dove compare una petizione degli accademici siciliani al Parlamento regionale per una disposizione che impedisse l’importazione di cavalli dalla Dalmazia onde prevenire eventuali incroci con soggetti locali presenti allo stato brado sui monti Nebrodi, oggi Parco dei Nebrodi (Messina). Sulle fattrici Sanfratellane, con certezza storica, hanno agito i cavalli portati dai saraceni provenienti dal Nord Africa (703-900), successivamente soggetti orientali venuti con i Normanni (1053-1090) di ritorno dalle crociate (Chiofalo L., 1983) ed ancora i cavalli iberici (dote di Costanza D’Aragona sposa di Federico II di Svevia), che giunsero a Palermo nel 1209. Dal 1864 (anno di istituzione del “Deposito Cavalli Stalloni” di Catania ora Istituto Incremento Ippico) al 1925, periodo in cui furono create le speciali “stazioni di monta” nel territorio dei Nebrodi, non si dispone di materiale bibliografico certo, poiché, a causa degli eventi bellici, gran parte dell'archivio dell'Istituto di Catania è andato purtroppo distrutto. E' però certo che dal 1900 al 1925 non fu impiegato nessuno stallone diverso dal Sanfratellano. A partire dal 1925 nella zona di allevamento del Sanfratellano, cioè l’areale dei Monti Nebrodi, furono introdotti stalloni di derivazione inglese, sangue non presente nella popolazione sino a questo momento, ed orientale di considerevole mole, ciò perché, l'autoctono Sanfratellano, come pure il cavallo Siciliano, si presentava con una statura modesta e con alcuni difetti di base che occorreva “correggere”. Dal 1934/35 nelle stazioni di monta furono introdotti sette stalloni, di cui uno derivato Orientale, due Maremmani e quattro derivati Inglesi, con lo scopo, più o meno motivato, di fissarne alcuni caratteri: varianti di questi sono state evidenziate nel corso di indagini sul polimorfismo genetico delle proteine del latte nel cavallo Sanfratellano (Chiofalo L. et al., 1982, 1983). I migliori prodotti maschi di questi stalloni furono acquistati dall'Istituto di Incremento Ippico di Catania per essere a loro volta impiegati nelle varie stazioni di monta sino al 1958, concorrendo, quindi, a completare la formazione dell'attuale modello del cavallo Sanfratellano. Durante questo periodo, fu ridata anche una “spruzzata di sangue” utilizzando nuovamente alcuni stalloni Maremmani. Successivamente, l'allora direttore dell'Istituto di Incremento Ippico di Catania, Col. Paolo Marsala, importò dall'Ungheria cinque Stalloni Nonius (Chiofalo L., 1959), al fine di dare uniformità al mantello e aumentare le masse muscolari del Sanfratellano. I riproduttori Nonius ungheresi operarono per circa un decennio 1959-1969. A partire dal 1968-1969 furono nuovamente utilizzati due stalloni Maremmani di notevole mole e di buona morfologia.
Chiofalo L. et al. (2003), attraverso uno studio sulla caratterizzazione demografica e genetica di questa popolazione cavallina, hanno riscontrato un certo incremento di consanguineità per generazione ed hanno sottolineato la necessità, per la salvaguardia e la valorizzazione del Sanfratellano, del mantenimento della variabilità genetica attraverso una corretta gestione degli accoppiamenti.
Caratteri morfologici
Gli studi condotti dai ricercatori dell’Università di Messina hanno evidenziato come i parametri morfologici della popolazione cavallina Sanfratellana abbiano subito una certa evoluzione nel corso degli anni, più accentuata negli ultimi tempi: in modo particolare l’altezza al garrese (da 154 cm a 157 cm), alla groppa (da 152 cm a 157 cm), l’altezza toracica (da 74 cm a 72 cm), la lunghezza del tronco (da 157 cm a 163 cm), la circonferenza toracica (da 184 cm a 183 cm) e la circonferenza della stinco (da 21 cm a 20 cm).
Tale andamento è anche confermato dai valori degli indici biometrici ottenuti: l’indice toracico di profilo, che fornisce indicazioni sulla resistenza dell’animale alle fatiche, e quindi più elevato negli animali da lavoro, passa da 47 negli animali più anziani (nati tra il 1975 ed il 1977) a 44 nei soggetti più giovani (nati tra il 1996 ed il 1998); l’indice di compattezza o indice corporale relativo, tanto più elevato quanto minore è la compattezza (intesa in senso meccanico) del corpo animale, quindi maggiore nei dolicomorfi che privilegiano le lunghezze, va da 85 nei soggetti anziani a 89 in quelli più giovani; l’indice altezza toracica, che esprime lo sviluppo comparativo della cavità toracica con la statura, e tanto più vicino a 50 quanto maggiore è l’attitudine per lavoro e carne, va da un valore di 48 nei soggetti nati tra il 1975 ed il 1977 a 45 in quelli nati tra il 1996 ed il 1998.
Questi valori evidenziano chiaramente una evoluzione significativa delle proporzioni diametriche, e quindi del tipo, dal meso-brachimorfo all’attuale meso-dolicomorfo (Chiofalo L. et al., 2001; Liotta L. et al., 2002). Il tipo morfologico meso-brachimorfo che ha caratterizzato gli animali nati tra il 1975 e il 1983, potrebbe essere riferito agli effetti genetici di alcune delle razze incrocianti (Nonius e Maremmano), mentre non è da escludere che l’evoluzione verso il meso-dolicomorfo dei cavalli nati dal 1990 in poi possa essere dovuto al fatto di non avere impiegato negli ultimi tempi stalloni diversi dal Sanfratellano e ai criteri di selezione morfologica, finalizzati ad avere soggetti con attitudini per utilizzi più congrui.
Il colore del mantello, anch’esso oggetto del nostro studio, ha fatto registrare, sul totale dei cavalli presi in considerazione, il 44,88% di baio ed il restante 55,12% di baio oscuro.
Registro anagrafico dal 1995; a buon punto gli studi per la definizione di razza.
allevamento
Il cavallo Sanfratellano vive su una superficie di oltre 11.000 ettari situati per la maggior parte in provincia di Messina, sulle pendici settentrionali dei Monti Nebrodi, continuazione della catena appenninica, lungo la fascia tirrenica in una zona che si estende fra collina e montagna in uno stato di quasi selvatichezza, in assenza di ricoveri e qualche volta di alimento, essendo la disponibilità di questo condizionata dall’andamento stagionale. Per cui in certi periodi dell’anno, oltre a subire i rigori delle avversità atmosferiche soffre anche la fame, dovendosi accontentare di pascoli già sfruttati da bovini, ovi-caprini e suini (Chiofalo L., 1959).
Utilizzo
La popolazione cavallina Sanfratellana ha fornito in passato un cospicuo supporto economico alla regione, dato il larghissimo impiego del cavallo e del mulo nei trasporti e nei lavori agricoli (Magnani, 1933), contribuendo pure a soddisfare le necessità militari della Nazione con la produzione di muli dalle non comuni qualità di sobrietà, resistenza al lavoro, sicurezza nelle andature (Cannata, 1932; Fotticchia, 1937). Anche oggi, date le proporzioni diametriche e quindi le attitudini, questo interessante cavallo, tra le poche popolazioni animali in Europa che ancora vivono libere nel proprio ambiente naturale, con un numero consistente di capi (circa 2.500) può offrire un importante contributo all’economia siciliana, sia consentendo la fruibilità a cavallo dei Parchi naturali (Nebrodi, Madonie, Etna), quindi per un turismo equestre (ecoturismo) “integrato” e/o “alternativo”, ma anche per svariate attività sportive e rieducative.
A chi rivolgersi
- Istituto Incremento Ippico per la Sicilia:
Via Vittorio Emanuele, 508 - 95124 Catania
Tel 095.451925 - Fax. 095.451924 - R.A.R.E.: dott. Luigi Liotta, Facoltà di Medicina Veterinaria di Messina - Dip. Morfologia, Biochimica, Fisiologia e Produzioni Animali,
Polo Universitario Annunziata, 98168 - Messina
Tel 090 3503544 - Fax 090 3503973 - e-mail: luigi.liotta@unime.it - A.N.A.C. Ass. Naz. Allevatori Cavallo Sanfratellano:
Via Milano - Sanfratello (ME)


