Peste suina: grave preoccupazione delle associazioni dopo l’incontro con il commissario
07/08/2026
All’incontro erano presenti dirigenti e funzionari dei ministeri interessati, degli Istituti zooprofilattici, degli assessorati di tutte le Regioni ma, a parte la disponibilità del commissario a coinvolgere le associazioni in una eventuale futura task force, nessun riscontro chiaro sui rilievi tecnici puntuali sottoposti al commissario. La peste suina africana avanza e questo modello di gestione si lascia alle spalle un deserto zootecnico. La mobilitazione delle associazioni continua, e si allarga.
Nei giorni scorsi si è svolto l’incontro tra il Commissario straordinario alla peste suina africana, Giovanni Filippini, e i rappresentanti delle quindici organizzazioni – Slow Food Italia, FederBio, Legambiente, AssoBio, AIAB, AIAB Emilia-Romagna, AIAB Toscana, AIAB Liguria, La Buona Terra, Veterinari Senza Frontiere Italia, ARI (Associazione Rurale Italiana), RARE (Associazione Razze autoctone a rischio di estinzione), ONAS (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi), UCI (Unione Coltivatori Italiani), Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP – che una settimana fa avevano chiesto un urgente momento di confronto, finalizzato alla revisione delle misure previste per contrastare l’emergenza sul territorio nazionale. Hanno partecipato all’incontro rappresentanti di tutte le istituzioni interpellate dalle associazioni. Il commissario ha illustrato la strategia di gestione della peste suina, ricordando la necessità di salvaguardare l’area in cui si concentra la produzione industriale di salumi, ricordando il valore economico di questo settore.
Le associazioni hanno esposto le ragioni per cui si ritiene che l’ordinanza commissariale 4/2026 penalizzi ingiustamente le aziende estensive. La nuova ordinanza del commissario attribuisce agli allevamenti all’aperto un maggior rischio di diffusione della peste suina rispetto agli allevamenti industriali e con animali stabulati, ma, secondo le associazioni, questo non è sostenuto da evidenze scientifiche ed epidemiologiche, e hanno chiesto di accedere ai dati sui quali si è impostata questa strategia. Secondo EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, dall’inizio dell’epidemia l’80% dei focolai nei suini domestici in Italia ha interessato allevamenti con più di cento capi, stabulati. Dei 44 focolai censiti dagli istituti zooprofilattici nel Nord Ovest, solo due riguardano allevamenti semibradi e altrettanti allevamenti sotto i 50 capi. Così, i dati disponibili non dimostrano che gli allevamenti di piccola dimensione siano caratterizzati, in Italia, da un rischio maggiore tale da giustificare automaticamente misure più restrittive, eppure nei loro confronti si adottano misure drastiche, le cui conseguenze generano ulteriori fenomeni di marginalizzazione e abbandono nelle aree interne: la scomparsa di queste aziende ha conseguenze che vanno oltre il singolo settore produttivo.
Le associazioni ritengono che la priorità attribuita alla tutela del comparto suinicolo industriale determinerà conseguenze sproporzionate sui sistemi estensivi, biologici e di piccola scala e sul patrimonio rappresentato dalle razze suine autoctone. Un patrimonio comune, la cui perdita sarà irreversibile e che, anziché essere protetto dalla peste, ne risulta annullato. Le associazioni ritengono indispensabile modificare questo approccio revisionando l’Ordinanza 04/2026 e adottando misure di valutazione del rischio adeguate alle realtà di allevamento estensivo. Oggi, al contrario, per le valutazioni si utilizzano strumenti pensati per le aziende intensive. Al commissario Filippini è stata inoltre manifestata seria preoccupazione per la fretta con la quale si impongono abbattimenti preventivi in allevamenti nei quali non sono presenti focolai, ma in quanto proprietà dello stesso allevatore: è accaduto, da ultimo, in Toscana, dove sono stati mandati al macello riproduttori di Cinta Senese senza prevedere misure alternative quali isolamento, sorveglianza rafforzata o quarantena prima dell’abbattimento. È grave che non siano stati predisposti piani preventivi per la salvaguardia di razze autoctone: l’area di restrizione coinvolge la Cinta Senese e il Nero di Parma, mentre la peste suina si sta avvicinando all’area in cui si alleva la razza Mora Romagnola.
L’assenza, al termine dell’incontro, di un impegno alla revisione delle misure ha aumentato il timore per le sorti dell’allevamento estensivo e biologico nelle zone di restrizione, il cui destino sembra purtroppo segnato.
Nessun ripensamento nemmeno sulle norme che riguardano la pastorizia: i pastori in transito nelle zone di restrizione, che comprendono ormai buona parte dell’Appennino, dalle province di Cuneo e di Savona al Parmense, alla Lunigiana, alla Garfagnana e fino alle porte di Firenze, dovranno tosare i propri ovini e disinfettare mezzi e animali con prodotti sanitari specifici che non risultano registrati per uso zootecnico, ma sono adatti solo ad automezzi e superfici. Nei prossimi giorni, in attesa che il Commissario dia seguito alla disponibilità manifestata durante l’incontro convocando la task force dedicata al settore dell’allevamento estensivo, le associazioni trasmetteranno un documento contenente le proposte di modifica dell’Ordinanza n. 4/2026. Il documento conterrà inoltre una revisione e un aggiornamento delle proposte tecniche per la valutazione del rischio e delle checklist dedicate agli allevamenti estensivi e di piccola dimensione, già trasmesse oltre un anno fa alla struttura commissariale senza riscontro. Le associazioni confidano che il percorso di confronto avviato possa finalmente consentire una valutazione nel merito di tali proposte, nell’interesse di una gestione della PSA sempre più efficace e pienamente fondata sull’analisi del rischio e su dati condivisi e verificabili.
Sfoglia le pagine delle razze autoctone: Caprini, Ovini, Suini, Equini e Bovini.
Troverai delle schede e poster informativi sulle razze monitorate dalla nostra associazione e tanto altro ancora

Mi piacerebbe saperne di più visto che ho già altri amici animali e potrei tenere pulito un terreno invece di usare il decespugliatore. I registri stalla a parte quello ovino che si può sempre fare li ho e quindi voglio saperne di piu
Buonasera Massimo
Non è chiara la domanda. Se vuole tenere puliti dei terreni, abbini animali pascolatori + brucatori (pecore + capre o pecore + asini). Bisogna però vedere quanto terreno è da pulire, che tipo di copertura vegetale c’è, quanto tempo ha a disposizione, etc.
Se riformula la domanda con più dettaglio, potrò aiutarla megliio
Grazie
buongiorno piacere nicholas,
io anche avrei un terreno abbastanza grande da tenere pulito ho già un cavallo e una capra ma non sono abbastanza come potrò richiedere qualche capra da tenere con loro
Complimenti per questo prezioso sito ricco di informazioni. Voglio precisare però che la razza bovina Garfagnina allo stato attuale non è in forte declino numerico e lo confermano i dati ufficiali anche della BDN.
L’Associazione allevatori razza bovina Garfagnina è a disposizione per un confronto.
Buongiorno
Grazie dell’aggiornamento. Seguiamo la razza Garfagnina, ma ovviamente siamo felici di avere aggiornamenti direttamente dalla Associazione allevatori. Siamo a disposizione per collaborazioni, sia divulgative che scientifiche.
Cordiali saluti e buon lavoro
Riccardo Fortina – RARE, Univ. di Torino
Buongiorno
Interessante il vostro sito.
Volevo un’informazione per piacere.
Volevo sapere se avete notizie più dettagliate sulla vacca Norica detta Resiana. Della omonima valle.
Si sarebbe originato da bestiame di tipo alpino Molltal-Pinzgau.
Dovrebbe essere una vacca leggermente più piccolo del “normale”, adattata molto bene per la montagna impervia.
Grazie
Buonasera
C’è sicuramente una tesi depositata presso l’Università di Padova su questa razza/popolazione, ma purtroppo non è nell’archivio di RARE. Personalmente ho alcune foto di esemplari di Norica-Resina ripresi in valle Resia più di 25 anni fa. Da allora non ho più avuto modo di andare in quella valle, ma dovrebbero esserci ancora dei capi allevati, che in effetti erano caratterizzati da una taglia media più piccola della Pinzgau, e di colore bianco e bruno o nero
Spiacente di non avere altro materiale
Cordiali saluti
Riccardo Fortina
Buonasera,
siete a conoscenza di programmi per la caratterizzazione genetica delle Razze Autoctone (specie animali)? Nel caso, potrebbe indicarle?
Cordiali saluti
Buongiorno
Scriva a daniele.bigi@unibo.it , genetista dell’università di Bologna e consigliere rARe
Cordiali saluti
Riccardo Fortina
Buongiorno, abito in una cascina in Piemonte dispongo di 4 ettari tra prato e boschi. Avrei intenzione di ospitare delle capre , e sono interessata a queste bellissime razze rare. Ho abbastanza tempo per occuparmi di almeno 4 individui. Ho già 4 pecore biellese. Dove è possibile reperire queste capre ?
Grazie
Buongiorno
Mi scusi ma non ho capito a quali capre si riferisce.
Scriva a questo indirizzo:
riccardo.fortina@unito.it
specificando la razza o le razze a cui è interessata. Non sempre è facile o possibile reperire razze autoctone e rare, ma si può provare….
Grazie e cordiali saluti
Riccardo Fortina
Buongiorno! Mi chiamo Gabriele Mura, sono un agricoltore e allevatore piemontese con particolare passione ed interesse per le razze domestiche in via d’ estizione. Su alcuni documenti che ho trovato in rete ho nominato il “Mastino Piemontese”, razza di cane probabilmente utilizzata per la guardia della proprietà e delle greggi. Mi chiedevo se voi dell’ Associazione RARE vi siete mai imbattuti in tale cane o se ne sapete qualcosa.
Grazie per l’ attenzione, buon lavoro!
*ho TROVATO nominato
Buongiorno Gabriele
Scusi per il ritardo nella risposta.
Non ci risulta questa razza canina. Interessante il suo ritrovamento! Potrebbe mandarci il link del documento che ha consultato?
Grazie e cordiali saluti
Riccardo Fortina
Salve, sono un ragazzo Siciliano di 24 anni prossimi. A differenza dei miei coetanei, i miei risparmi lavorativi, vengono spesi solo per la mia piccola passione ” animali e tutto ciò che riguarda la terra ”
In famiglia, abbiamo diversi pezzamenti di terreno.
Già da anni progetto un mio futuro e ciò, comprende proprio la realizzazione di una fattoria, ma diversa dalle altre.
Al momento sono sprovvisto di tutte le documentazioni e le norme per poter essere in regola, sull’avvio di codesta impresa.
Da ricordare anche che essendo un ragazzo del sud, sono sprovvisto di grandi risorse economiche.
Adesso dopo avervi riempito di chiacchiere la mia domanda è:
Sapete indicarmi o darmi qualche dritta su come gestire ed iniziare a capire da dover poter intraprendere questa strada e realizzare il tutto?
So cosa significhi avviare una attività del genere, con gli animali, non c’è giorno libero e ne festivi, ma posso assicurarvi che con loro ci si sta bene, e soprattutto ci si capisce davvero il valore che si da alla vita e alla terra
Buongorno Santino
Avviare una attività zootecnica richiede certamente terra e denaro, ma anche capacità tecniche e conoscenze di vario tipo.
Le consiglio di fare un po’ di pratica presso qualche allevamento con animali che siano della stessa specie che intende allevare (bovini? pecore e capre?, polli?) e imparare un po’ il mestiere dell’allevatore, che non è facile. Dall’alimentazione alla riproduzione, dalla cura degli animali alla cura delle malattie, dalla gestione della burocrazia al destino dei prodotti (un consiglio: mai intraprendere una attività economica se non si è prima sicuri che il mercato sia disposto ad acquistare i propri prodotti). Insomma, fossi in lei cercherei per prima cosa di visitare e di lavorare (anche gratuitamente) un po’ in una azienda zootecnica e di capire questo mondo che, mi pare, sia per lei ancora sconosciuto. La terra è necessaria, ma non basta. Faccia esperienza prima! Imparato il mestiere, potrà decidere cosa fare. Non improvvisi!
Cordiali saluti e…buona fortuna
Riccardo
Non avete inserito la vacca modicana
Buonasera vorrei sapere vome funziona noi siamo in toscana
Buongiorno!
Sono un giovane contadino della Romagna. In particolare Tessello (FC).
Il prossimo anno ho intenzione di introdurre capi come pecore e maiali all’interno di un sistema Foodforest da me creato e in alcuni pascoli/boschi.
Farlo con delle specie in difficoltà per me sarebbe un piacere e perché no un domani motivo di interesse! Come posso contattare allevatori di queste razze vicino a me?
Grazie.
Il problema dei monogastrici e cavalli con bacino piu’ alto del garrese non riguarda solo le razze rare,ma anche razze piu’ note,come la Jersey, e questa caratteristica impedisce il normale flusso del sangue dalla parte dorsale dell’avantreno, ai genitali e alla mammella. Un tempo la zootecnia teneva conto di questi aspetti piu’ di altri,oggi, si tengono conto della grossezza della mammella,della produzione di latte, dell’interparto, meno, delle mastiti,meno, della longevita’,meno, della velocita’ con cui si è fecondati,meno,secondo,me.
Sanfratellano e Bardigiano hanno garrese piu’ alto del bacino. Ho notato anche insellature dorso-lombari,credo. Nei cavalli, differentemente dai bovini, il bacino deve essere 4-5 dita piu’ alto del garrese.
Buongiorno, mi chiamo Matteo, ho 33 anni e sono della prov di Frosinone.
Ho un pò di terreno e una piccola stalla e vorrei informazioni sugli step da seguire per avere qualche animale (es. asino e/o alpaca e/o suini da allevare e fare un pò di compagnia a chi ne ha bisogno. Inoltre vorrei informazioni su possibili incentivi statali o regionali per chi possiede un asino o alpaca, ecc ma senza possedere un’azienda agricola. So che ci dovrebbe essere qualcosa a riguardo.
Potete aiutarmi?
Grazie in anticipo.
Buongiorno Matteo.
I premi sono erogati dalle regioni agli allevatori di razze iscritte nelle proprie liste. Deve consultare il sito dell’assessorato regionale all’agricoltura del Lazio alla voce PSR Razze autoctone. Le ricordo tuttavia che per beneficiare dei premi lei deve essere imprenditore agricolo (non hobbista) e possedere animali della sua Regione regolarmente iscritti ai libri genealogici (l’alpaca ad esempio non è autoctona italiana).
Cordiali saluti
Riccardo Fortina