La razza bovina di Pantelleria o Pantesca
di riccardo fortina
Le notizie di questo articolo sono estratte dall’articolo di Tommaso La Mantia “LA DIVERSITÀ DEGLI ANIMALI DOMESTICI NELLE ISOLE CIRCUMSICILIANE: UN PATRIMONIO SCOMPARSO PRIMA DI ESSERE CONOSCIUTO” pubblicate nel 2018 sulla rivista “Naturalista Siciliano” (S. IV, XLII (1), pp. 137-147)
Nell’articolo l’Autore ricorda che nei lavori dedicati al patrimonio agrozootecnico delle isole siciliane si fa cenno prevalentemente alla perdita di diversità vegetale coltivata e, talora, alla perdita di piante spontanee legate alle attività agricole; le notizie sulla perdita di razze domestiche sono molto rare, con l’eccezione dell’asino di Pantelleria.
Storicamente l’isola di Pantelleria abbondava di “bovi, di capre e di porci….sull’isola si produce delle ricotte, che sono a comune sentimento le migliori del mondo. Quest’isola non ha cavalli ….e qualunque vettura a cavalcatura si fa per mezzo di somari assai forti e spiritosi” (Broggia, 1757).
Non è citata una razza bovina locale, e solo un secolo dopo, Calcara (1853) sottolineava la scarsa quantità di animali domestici a Pantelleria rispetto alla grande superficie coltivata e in particolare scriveva che “i bovi sono piccoli di corpo e appartengono alla razza africana, le carni sono buone molto più quelle nutrite con i pascoli sostanziali della costa del mezzogiorno…ricavando ottimo latte”.
Non si se i bovini di Pantelleria fossero di fatto una razza locale, perché sempre Calcara riportava che “alcuni anni or sono la vacchetta di Pantelleria era ricercata in Tunisia dove, ben alimentata produceva in abbondanza del latte per l’approvvigionamento delle città. Ora le cose sono cambiate.
L’isola di Pantelleria da esportatrice è diventata importatrice da Tunisi di grandi vacche e tori francesi con danno evidente della produzione locale che va sempre più assottigliandosi”; sempre Calcara ipotizzava che le bovine di Pantelleria “provengono certamente dai bovini arabi che popolano la Tunisia e la Tripolitania”.
Nel 1908, Brignone Boccanera auspicava che a Pantelleria “si allargasse e migliorasse l’allevamento delle lattifere vacche, cotanto ricercate dalla vicina Tunisia”, ma non cita una particolare razza locale.
L’evoluzione delle attività agrozootecniche sull’isola di Pantelleria è descritta da Belfonte, che nel 1931 scriveva che
“a Pantelleria l’allevamento bovino è strettamente stallino, a causa dell’eccessivo frazionamento, spinto talora al polverizzamento della proprietà, nonché al tipo d’indirizzo agrario ridotto alla esclusiva ed intensa viticoltura… Fino ad un trentennio addietro Pantelleria ebbe un patrimonio bovino di circa 1500 capi, tre volte maggiore, cioè, dell’attuale … con i quali si dissodavano le terre. Oggidì questi animali sono scomparsi totalmente, sia perché il lavoro è compiuto dai muli, sia per il generale indirizzo viticolo”.
Sempre Belfonte ricorda che “dell’antica razza bovina di Pantelleria rimane oggi soltanto una pallida orma” a causa dell’introduzione di altre razze, e che in letteratura sono scarse le notizie sulla presenza di animali sull’isola
Ricorda anche che le caratteristiche della razza bovina di Pantelleria spinsero il fondatore dell’Itituto Sperimentale Zootecnico ad introdurne diversi individui in Libia, a Lampedusa e a Linosa per migliorare le caratteristiche dei bovini locali. Sammartano (1955) aggiunge che la razza di Pantelleria venne introdotta anche nelle zone di Trapani, Marsala e Mazara del Vallo per la la capacità di produrre significative quantità di latte.
Sempre nel 1955 il direttore del consorzio degli allevatori di Trapani sottolineava come l’isola, caratterizzata da una economia prevalentemente viticola, poteva far parlare si sé anche per il suo bestiame.
Più recentemente (1978), D’Aietti ricorda che i bovini di Pantelleria, un tempo usati in coppia per tirare l’aratro e per la messa a dimora delle viti dentro le conche, vennero sostituiti da un solo animale trainante, l’asino, successivamente sostituito dal mulo che si è diffuso nell’isola alla fine della prima guerra mondiale.
Oggi della razza bovina di Pantelleria non restano che alcune immagini e ricordi sbiaditi di pochi vecchi abitanti dell’isola. Un altro pezzo del nostro patrimonio zootecnico perduto per sempre….
Bibliografia
Belfonte F. 1931. I bovini di Pantelleria e delle isole Pelagie. Critica zootecnica, 10: 364-373.
Brignone Boccanera P.,1908. Cenni storici su Pantelleria. Soc. Tip. L. Asaro e N. Alessi, Partanna.
Broggia C.A.,1757. Il ristoro della Pantelleria, cioè come e perché quest’Isola invece di essere, come infatti è, assai misera e poco abitata, potrebe fra brievi spazj di tempo esser fuori
di quella pesante miseria, in cui si trova, e popolarsi a dovere. E così all’Imperio, al
Commercio e alle Finanze del Re Nostro Signore non poco contribuire. Arch. stor.
ital., 116 (1948): 390-435.
Calcara P., 1853. Breve cenno sulla geognosia ed agricoltura dell’isola di Pantellarìa. Giorn. Comm. Agric. Pastorizia Sicilia, A. II, fasc. III: 154-163; fasc. V: 270-281.
D’AiettiA.,1978. Il libro dell’isola di Pantelleria. Trevi Editore, Milano, 434 pp.
Sammartano A., 1955. La vacca di Pantelleria. Sicilia Agr. e For., 3 (1): 3-7.
n. 4 Marzo 2026
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