Quando la “Nostra Pecora” cominciò ad essere Ciuta.
di silvana cerasa
Mi chiamo Silvana Cerasa, sono nata a Sondrio, cresciuta a Masino frazione del comune di Ardenno (SO), e dal 1990 sposata e residente a Morbegno (SO).
Mi sono laureata a Milano in medicina Veterinaria nel 1984 e dopo alcuni anni di libera professione, effettuando per lo più campagne di risanamento bovino ed ovicaprino, nel 1992 sono stata assunta dall’allora USL 21 di Morbegno come Veterinario Ufficiale di Sanità Animale, continuando ad effettuare, oltre ad altri incarichi professionali, le campagne di risanamento in Bassa Valtellina.
Mi piace sottolineare, con un po’ di orgoglio, che sono stata la prima donna, in zona, ad espletare questo incarico. La mia conoscenza delle persone e del territorio è stata fondamentale per l’avventura che si sarebbe rivelata una delle esperienze lavorative ed umane tra le più entusiasmanti della mia carriera.
Un venerdì pomeriggio del maggio 2013 si presentarono in ufficio due Signori, l’ingegnere Hans Peter (Hape) Grunenfelder, svizzero di San Gallo di SAVE Foundation ed il biologo Kurt Kusstatscher di San Genesio (BZ), promotori del “Progetto di Recupero della pecora Ciuta”. Il progetto non decollava nonostante i numerosi tentativi di ricerca in zona in quanto non erano riusciti a catturare, soprattutto per motivi linguistici, l’attenzione e la curiosità del mondo rurale locale, dimostratosi diffidente e chiuso nei loro confronti. Quando ci spiegarono l’oggetto della loro ricerca, io e il mio collega presente rispondemmo a malincuore che in valle non c’era nessuna pecora Ciuta e che probabilmente avevano sbagliato zona. Sbalorditi, i nostri visitatori ci spiegarono che erano sicuri della zona e della presenza di questa pecora in via di estinzione. Per dimostrare la sicurezza delle loro affermazioni ci mostrarono la fotografia di un esemplare e fu a quel punto che noi, orgogliosi riconoscemmo quella che abbiamo da sempre semplicemente chiamato “la Nostra Pecora”. Nessuno di noi infatti l’aveva mai sentita chiamare CIUTA, che in Romancio significa “piccola”.
Non riesco a descrivere la loro contentezza e a quel punto mi resi immediatamente disponibile a collaborare, dato che era indispensabile che ci fosse qualcuno del posto a fare da tramite. Dato che in quel momento dell’anno le pecore erano già in alpeggio, ci demmo appuntamento in Val Masino, in località Bagni di Masino, il giorno della demonticazione, dove ero certa che avremmo trovato ancora alcuni esemplari con le tipiche caratteristiche di razza. Nel frattempo iniziai a parlare sistematicamente del progetto di recupero con gli allevatori, le Istituzioni e non solo, per far conoscere l’iniziativa.
Qualche mese dopo, sabato 7 settembre 2013 all’alba, in Val Masino ebbe inizio ufficialmente il progetto, con l’acquisto di 25 capi scelti in base alle loro caratteristiche morfologiche che furono assegnati nei giorni successivi ad “allevatori amici della Ciuta”.
Un’altra mandria è presente presso il Centro Parco I Geraci, nel Parco del Ticino ed è gestita da Marco Sala, che lavora per Cascina Selva a Ozzero (MI) e Cascina Caremma a Besate (MI). Le 11 V.O.T. convivono con 4 vacche di razza Limousine. In inverno vengono stabulate presso aziende vicine, mentre durante il resto dell’anno si autogestiscono.
Ho aderito all’importate iniziativa semplicemente perché tengo molto alla mia gente e al mio territorio sia per passione personale che per educazione famigliare. Ritengo che sia un valore aggiunto per un territorio avere la presenza di una propria razza autoctona indipendentemente dalla specie.
Questa semplice, piccola e frugale pecora è stata fondamentale per l’ambiente e per l’economia famigliare montana. Con la sua lana in passato si sono “vestite” intere famiglie compresa la mia.
La collaborazione con la gente del posto è stata ed è tuttora fondamentale per il prosieguo dell’impegnativo progetto.
In soli quattro anni, il 14 dicembre 2017, la pecora Ciuta è stata ufficialmente riconosciuta dal Ministero come razza autoctona della provincia di Sondrio e dell’Alto Lario proprio grazie alla collaborazione di molte persone, di Istituzioni, di Pro Patrimonio Montano (Rete per la conservazione del patrimonio genetico delle montagne) e non ultima grazie alla mia raccolta di fotografie storiche che ne documentano la consolidata presenza in Valtellina nel secolo scorso.
Ora il duro lavoro è sulle spalle degli eroici allevatori custodi supportati dalla Associazione Regionale Allevatori (ARAL), da Pro Patrimonio Montano col suo Presidente locale Marco Paganoni e dall’Università di Milano grazie al progetto VAL3CIUTA che ne ha studiato lana, carne e latte.
Per tenere alta l’attenzione sulla importanza di questo bellissimo progetto e lavoro di squadra, per sostenere sia pure indirettamente gli allevatori e il loro sforzi e invogliarli il più possibile a continuare sulla difficile strada intrapresa ho iniziato una mia particolare opera di divulgazione.
Grazie ai ricordi famigliari ho imparato a scegliere, lavare, cardare e filare la lana delle nostre pecore realizzando poi dei semplici manufatti, non in vendita, legati alle nostre tradizioni e ai prodotti del nostro territorio.
Riuscire ad eseguire a mano tutte le varie fasi della filiera di lavorazione della lana comporta un grande impegno e fatica, così come portare la mia “esposizione itinerante” alle varie manifestazioni paesane a cui sono invitata.
Ma “Il filo di lana di Pecora Ciuta racconta il Territorio”, così ho battezzato la mia attività di sensibilizzazione, stupisce e incuriosisce i visitatori e compensa il mio impegno. L’antica arte della filatura, pratica ormai abbandonata, affascina grandi e piccini permettendomi così, giorno dopo giorno, di continuare a parlare di Ciuta, del suo progetto di recupero e di chi la alleva.
Il famoso formaggio Bitto e il Bitto di lana di Ciuta
Così facendo ho anche la speranza e la presunzione di rendere onore a chi ci ha preceduto che, con fatica e semplici strumenti non conosciuti dai più, ci ha tramandato oltre ad antichi saperi e passioni anche una piccola pecora con le corna che Hape e Kurt, ai quali sono molto grata, ci hanno detto chiamarsi Ciuta!
n. 3 dicembre 2025
- Sommario
- Editoriale
- Quando la “Nostra Pecora” cominciò ad essere Ciuta
- Varzese-Ottonese-Tortonese: la lotta per la sopravvivenza continua…
- Studio della popolazione del Suino Nero Pugliese
- Le capre di Alicudi
- Sintesi delle linee guida per l’elaborazione di regolamenti Nazionali sulla salute animale per il materiale destinato ad essere conservato nelle banche genetiche
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