Studio della popolazione del Suino Nero Pugliese

di antonio contessa e vincenzo landi

La documentazione storica sul Suino Nero Pugliese (SNPU) è ampia e articolata, con riferimenti che spaziano da fonti manoscritte notarili e comunali del 1600 ai testi a stampa di epoca recente.

Tra gli esempi più significativi c’è un atto notarile rogato il 13 marzo 1604 conservato presso l’Archivio di Stato di Lucera che testimonia la presenza e il valore economico-sociale del suino nero nei territori della Capitanata.

Carl Ulysses von Salis Marschlins, conte svizzero attento osservatore del mondo rurale del Regno di Napoli riporta una significativa della presenza del suino nero in Puglia nel 1789.

Nell’archivio comunale di San Nicandro Garganico c’è una delibera del 7 luglio 1844 sulla necessità di anticipare la data della fiera annuale poiché, nel periodo abituale di svolgimento (18–20 ottobre), i suini neri si trovano già nei boschi; il documento ribadisce la loro rilevanza economica nella zona.

Per quanti riguarda le fonti a stampa, nel XVIII secolo si cita il “maiale nero” nel contesto rurale del regno di Napoli e nei pascoli del Regio Tavoliere.

Sant'Antonio Abate con particolare di maiale nero di tipo antico come testimonia la presenza di criniera simile al cinghiale. Cattedrale di Otranto (Puglia)

Queste e altre informazioni sono riportate nello “Studio della popolazione del Suino Nero Pugliese” (a cura di A. Contessa e V. Landi) realizzato dall’Università di Bari nell’ambito del progetto Bio.Zoo.Care. (PSR Puglia 2014-2022. Misura 10 – Pagamenti agro-climatico-ambientali. Sottomisura 10.2 – Operazione 10.2.1).

Come per molte razze autoctone italiane, anche per la popolazione di Nero Pugliese il declino numerico è stato rapido e inesorabile. Lo studio riporta che a fine ‘800 iniziano i primi tentativi di  sostituzioni con razze inglesi come lo Yorkshire, che si consolidano all’inizio del ‘900 con la diffondono degli incroci. Alla fine degli anni ’90, il Suino Nero Pugliese (o “nero dauno” o “di Capitanata”) era prossimo all’estinzione.

Nel 2000 è stato avviato un primo progetto di recupero che ha visto coinvolti la Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, il CNR di Lesina, l’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura e l’Associazione Provinciale Allevatori.

Il progetto, purtroppo, non ha avuto esiti positivi. Nel 2019 viene finanziato un nuovo progetto che prevedeva il recupero di soggetti neri ancora allevati nella zona, la costituzione di un nucleo di riproduzione, l’avvio di un programma di selezione e lo sviluppo di una filiera commerciale.

Grazie a questo progetto, nel 2021 sono state iscritte al Libro Genealogico del suino Apulo-Calabrese (razza di riferimento dell’ANAS) 4 aziende pugliesi: 2 in provincia di Foggia e 2 in provincia di Taranto.

Suino pugliese dei primi anni del '900 a mantello nero. La presenza di lattonzoli a mantello rosa corrobora le notizie dei tentativi di introgressione con mailai di tipo Yoirkshire (foto: Alessio Zanon Facoltà Medicina Veterinaria di Parma - Associazione R.A.R.E.)

Nell’ambito del recente progetto BIO.ZOO.CARE sono stati individuati 15 nuclei di suini neri, una popolazione compresa tra 900 e 1500 capi e una consistenza aziendale variabile da 5-10 soggetti a 100-200 soggetti (soprattutto nella zona di Martina Franca). Si tratta di animali non iscritti al Libro Genealogico e storicamente noti come suini Murgesi Neri, Neri del Gargano, Neri di Capitanata e Neri Pugliesi.

Azienda Francesco Carbotti, Martina Franca, Taranto
Azienda Francesco Carbotti, Martina Franca, Taranto

Questi animali, appartenenti a una razza non registrata e ancora molto eterogenea, hanno  caratteristiche varabili. La taglia è generalente medio-piccola ma robusta; profilo frontonasale generalmente lungo e cilindrico con fronte poco pronunciata (morfotipo mediterraneo) ma talora più corto e tozzo con fronte prominente (soggetti compatibili con il tipo Berkshire); tronco allungato e arti solidi adatti al pascolo; mantello nero ardesia o grigio scuro, talvolta con sfumature rossastre;  criniera dorsale e possibili balzane agli arti; mascherina bianca su alcuni soggetti. Le femmine a pieno sviluppo hanno un peso di 150–170 kg e i maschi 180–200 kg; l’altezza al garrese è di 71–79 cm (F) e 72–82 cm (M); la lunghezza tronco da 130–142 cm (F) a 130–145 cm (M).

Verro Martino (età 11 mesi, peso 135 kg) – 28.12.2019 – Az. F. Carbotti, Martina Franca (TA)

Per caratterizzare questa popolazione (oggi identificabile come Apulo-Calabresi) è stata effettuata una indagine che, integrando risultati genetici e informazioni storiche e zootecniche, ha consentito di ricostruire le sue vie evolutive e di determinare i principali parametri di struttura (diversità genetica, inbreeding, distanza genetica) valutandone anche lo stato di conservazione e le potenzialità di recupero

Grazie all’indagine è stato creato anche un primo dataset genetico georeferenziato, utile per future attività di tracciabilità, identificazione genetica e gestione razionale degli accoppiamenti nell’ambito di programmi di conservazione e valorizzazione. 

I risultati hanno evidenziato che il Suino Nero Pugliese (SNPU) è definibile come una popolazione distinta, geneticamente strutturata e storicamente stratificata. 

Le analisi PCA, gli alberi basati sulle distanze genetiche e l’inferenza bayesiana della struttura mostrano una convergenza chiara: il Suino Nero Pugliese non è assimilabile a nessuna delle razze italiane tradizionali né a popolazioni migliorate di origine estera, ma occupa una posizione intermedia e originale, che riflette una storia genetica complessa.

In sintesi, il Suino Nero Pugliese emerge come popolazione geneticamente distinta, frutto di un processo storico di ibridazione tra linee autoctone e razze migliorate, che ha generato un nucleo stabile e riproducibile.

Non è quindi una reliquia di una singola razza antica, ma è una nuova entità genetica che testimonia l’evoluzione zootecnica avvenuta nell’Italia meridionale del secondo dopoguerra.

La sua conservazione va quindi interpretata in chiave dinamica, non solo come recupero del passato, ma come salvaguardia di un equilibrio genetico originale e culturalmente significativo.