Le razze italiane di origine Podolica
di andrea gaddini
(foto tratte dal sito www.anabic.it)
Il ceppo podolico è un gruppo di razze bovine che comprende animali molto rustici, di grande adattabilità e in grado di produrre carne anche in ambienti molto difficili, ma anche diverse razze migliorate, in grado di competere con le migliori concorrenti mondiali, quanto a rese e qualità della carne, senza però perdere la loro resistenza alle avversità ambientali.
Quattro delle tredici razze podoliche attualmente esistenti sono italiane, con una consistenza totale di oltre centomila capi iscritti ai rispettivi libri genealogici, pari a circa il 75% dei bovini appartenenti a questo gruppo. I libri genealogici delle quattro razze, insieme a quello della razza Chianina, che non è ritenuta appartenere al ceppo podolico, sono tenuti dall’ANABIC, Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (www.anabic.it). I dati pubblicati di seguito sono riportati sul sito ANABIC e aggiornati a 31 dicembre 2025.
La razza podolica italiana con il maggiore numero di capi è la Marchigiana, da tempo convertita in una razza specializzata da carne di successo, che conta 39.971 capi iscritti al libro genealogico. La Marchigiana è presente anche in altri continenti, in particolare in America ed in Oceania, anche come incrociante su bestiame zebuino, nelle zone più vicine ai tropici.
La razza è diffusa per oltre il 40 per cento nella regione d’origine, in particolare nella provincia di Macerata dove si svolge annualmente la Mostra nazionale. Il resto della popolazione è prevalentemente allevato in Abruzzo (20%) e in Campania (18%). I capi, maschi e femmine, macellati tra i 12 e i 24 mesi possono rientrare nell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Vitellone bianco dell’Appennino centrale”, insieme a quelli delle razze Romagnola e Chianina.
L’originario bovino da lavoro tipico delle zone a mezzadria delle Marche è diventato un animale specializzato da carne, la statura si è abbassata, i diametri traversi si sono accentuati, la lunghezza è aumentata, gli arti e la testa sono divenuti più leggeri.
Ciò ha implicato un forte incremento delle rese di macellazione, che oggi sono in media di 66-67% nei vitelloni. Muscolosità, tronco lungo, diametri trasversi accentuati, ossatura e pelle fini sono un carattere comune della razza e la rendono particolarmente adatta alle esigenze del mercato.
La Marchigiana presenta un mantello bianco nella vacca e grigio chiaro nel toro, con aree più scure sul treno anteriore e spesso “occhiali” neri. Il mantello e la struttura della razza evidenziano l’influenza della razza Chianina, usata in passato come incrociante per migliorare la muscolosità e la taglia. Il Centro genetico della Marchigiana è presso la sede dell’Anabic, a San Martino in Colle, nel comune di Perugia, dove si svolgono le prove in stazione.
La seconda razza in ordine di consistenza è la Podolica, o Podolica meridionale, derivata dalla fusione delle popolazioni di ceppo podolico pugliese, calabrese, lucana e campana, che dal 1980 sono considerate come una razza unica, sebbene sia ancora possibile evidenziare differenze tra le popolazioni. I capi iscritti al libro genealogico della razza Podolica sono 37.051. La razza in precedenza era nota come “Pugliese”, ma oggi la maggior parte dei capi si trova in Basilicata e Calabria.
La Podolica ha mantenuto caratteri di grande rusticità, è spesso allevata al pascolo con transumanza estiva nelle zone montane, anche ad alta quota, ma fornisce comunque ottime prestazioni produttive, con spesso una produzione addizionale di latte, non ingente, ma di ottima qualità, usato per la trasformazione in formaggi tipici, come il noto “Caciocavallo podolico”, inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) delle regioni Campania, Puglia e Basilicata. Per la Podolica il Centro genetico è a Laurenzana, in provincia di Potenza.
La razza Romagnola è presente in Romagna (provincia di Forlì Cesena), in Emilia Romagna e in altre regioni del centro-sud; e conta un totale di 8.471capi. Anche la Romagnola ha visto la trasformazione da animale da lavoro, adatto a terreni pesanti e collinari, ad un moderno bovino da carne, con grandi diametri trasversali, ma che conserva una notevole solidità degli arti, particolarmente adatti alla vita sui pascoli appenninici.
Rispetto alle altre razze bianche da carne la razza evidenzia una grande compattezza, che è sempre stata una sua caratteristica. Come visto in precedenza, i giovani bovini romagnoli possono fregiarsi dell’IGP “Vitellone bianco dell’Appennino centrale”. Il Centro genetico della razza Romagnola è a San Martino in Colle, insieme a quello della Marchigiana e della Chianina.
La Maremmana conta 11.660 capi iscritti al libro genealogico, allevati in Maremma, nelle province di Roma, Viterbo e Grosseto. La Maremma è una zona arida sulla costa tirrenica, in passato flagellata dalla malaria, che richiedeva agli animali allevati una notevole resistenza a periodi di scarsa disponibilità di alimenti, sfruttando ogni risorsa fornita dall’ambiente.
La razza era anche il tipico animale da tiro diffuso a Roma, come dimostrano le opere dei numerosi artisti che ritraevano scene della Campagna romana, tanto che alcuni zootecnici, fino all’inizio del ‘900, la definivano come razza Romana. La Maremmana si distingue per le imponenti corna, a mezzaluna nei tori e a lira nelle vacche, e per la prevalenza del treno anteriore su quello posteriore, che accentua l’aspetto primitivo, in particolare dei tori. Il Centro genetico della Maremmana si trova presso l’Azienda agricola di Alberese (GR) della Regione Toscana.
La razza Maremmana ha una “gemella” ungherese: infatti la Magyar Szürkemarha, (razza grigia ungherese) evidenzia una somiglianza notevole con la nostra razza, il che non sorprende visti i numerosi insanguamenti, in entrambi i sensi, documentati dal Quattrocento, e proseguiti fino all’inizio degli anni ’70.
n. 5 luglio 2026
- Sommario
- Editoriale
- Prede e predatori: la testimonianza di Monica Brunelli Thaler, allevatrice e consigliera RARE
- Le razze Italiane di origine Podolica
- Salviamo la pecora Saltasassi
- La capra Sempione: un osservato speciale
- Le razze bovine in un manuale sulle carni del 1892
- Ordinanza 4/2026 del Commissario Straordinario per la Peste Suina Africana (PSA)
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