prede e predatori

Prede e predatori

la testimonianza di monica brunelli thaler, allevatrice e consigliera rare

Monica Brunelli Thaler, allevatrice al maso Nöder di Proves. Si dedica al mantenimento delle razze autoctone del suo territorio. Tra le mani ha una Gallina Proveis-Ultenthaler che è una particolare razza  a rischio di estinzione e l’unica razza di pollo autoctona rimasta in Alto Adige

Questa testimonianza è tratta dal libro “Lupi & Pastori. Testimonianze e saggi” di G. Riviello e I. Nappini – Edizioni Setteponti; capitolo V, “Biodiversità di serie A e di serie B e il diritto e il dovere di preservarla tutta. Il punto di vista dal Sudtirolo” di Monica Brunelli Thaler. (Foto di Giuliano Menegazzi, Monica Brunelli Thaler e Marco Malvezzi

“Fin da bambina sono stata attratta da tutto quello che riguardava l’ambiente e gli animali. Vivendo in un piccolo condominio in una borgata alpina la mia passione era abbastanza difficile da coltivare ma gli scampoli di libertà di poter vivere una vita rurale da un cugino e d’estate al paese di mio padre, mi avevano risvegliato una innata indole contadina.   

Nel lontano 1985, lessi il libro del Professor Boitani ”Dalla parte del Lupo” dove si raccontava la situazione della popolazione residua di lupi in Appennino” e nel cui Manifesto per la conservazione del lupo si spiegava i punti chiave per salvare la sottospecie Canis lupus italicus.

Punto chiave nell’appendice 1 era il “mantenimento della purezza genetica delle razze locali”, e poi in altri punti si raccomandava di “considerare e risolvere i fattori socio economici ecologici e politici preventivamente alla reintroduzione del lupo” …. anzi specificava anche che “ci sono aree dove non è desiderabile mantenere i lupi”.

Pecore di Razza Brogna

Praticamente quello che oggi dopo tanti milioni di euro spesi è stato ampliamente confermato dai fatti.

Quando ho conosciuto e poi sposato mio marito proprietario di un maso sudtirolese, per me è stato il concretizzarsi di una spontanea aspirazione di diventare allevatrice e contadina di montagna. Poter approfondire tramite lo studio di ricerche, documenti e conferenze di esperti, i vari argomenti legati al mio mondo è stato ed è qualcosa che mi entusiasma tutt’ oggi.

Pecora di razza Brogna predata dai lupi

Nel corso degli anni ho sperimentato che rispettare l’ambiente e fare produzioni sostenibili come allevatrice è imprescindibile dall’allevamento estensivo di razze adatte all’ambiente. Questo si massimizza nell’allevamento delle razze zootecniche autoctone che assieme all’uomo si sono plasmate di volta in volta ad ambienti differenti combinandosi nelle unicità dei diversi paesaggi. 

Questi adattamenti le hanno rese un patrimonio, un’eredità genetica, culturale e immateriale di tutta l’umanità, da dover preservare a tutti costi per le generazioni future. In un mondo dove i cambiamenti climatici e la necessità di diminuire l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi energivori, richiederebbe veramente un cambio di paradigma a favore degli allevamenti estensivi di razze autoctone.

Ma chi ancora le alleva, si ritrova ad affrontare enormi problemi come predazioni, nuove malattie, scarso riconoscimento economico e burocrazia in primis.

Nel 2012, quando sui giornali si esaltava la formazione del primo branco fondato da Slavc un lupo maschio appartenente alla sottospecie balcanica Canis lupus lupus e Giulietta appartenete alla sottospecie Canis lupus italicus iniziavano in Lessinia anche le predazioni da lupo a danno degli allevamenti, dapprima soprattutto di pecore, poi di bovini, equini, cani gatti e piccoli animali domestici.

Nel 2012, iniziarono le predazioni di pecore di razza Brogna, razza autoctona tutelata dalla Fao.  Nel corso degli anni, nonostante l’adozione di sistemi di protezione i numeri della popolazione di pecore di razza Brogna sono precipitati dai 3340 capi del 2019 ai 1350 del 2024 per arrivare al dato odierno di 1250 capi. 

Questo calo della popolazione di pecore di razza Brogna in parte è imputabile alla cessazione di diversi allevatori demoralizzati dalle predazioni, i costi e la gravosità di tentare la prevenzione che non sono sostenibili in termini economici e sociali. 

In questi 13 anni le pecore di razza Brogna predate accertate sono state tante, senza considerare i danni collaterali come aborti, animali feriti terrorizzati ecc…  Per la pecora Alpagota la situazione è ancora più drammatica: molte aziende abbandonano l’allevamento e le predazioni stanno decimando la consistenza di questa razza. La capra Lariana è sull’orlo dell’estinzione, gli allevatori attivi ormai si contano su una mano. 

Questo in generale è quello che avviene in tutte le Alpi, come già nel resto d’Italia e per tutte le razze autoctone tanto che gli allevatori si sentono abbandonati dalle istituzioni, che invece di premiare chi cerca di mantenere queste razze spesso si ritrova anche con il taglio, la mancata o parziale attivazione dei contributi SRA 14 a sostegno degli allevatori custodi dell’agro biodiversità. 

Molto spesso chi preserva queste razze autoctone non alleva grandi numeri, lo fa veramente per passione e proprio questi sono gli allevamenti più a rischio d’estinzione perché per loro gli investimenti e gli oneri e rischi del dotarsi di cani e recinzioni diventano impossibili da gestire. 

In provincia di Bolzano da sempre l’allevamento misto con piccoli numeri di capi di diverse specie sui tantissimi masi sparsi sulle pendici delle vallate ha lo scopo di utilizzare al meglio gli appezzamenti e migliorare le produzioni foraggere.

Viene infatti praticato il pascolamento precoce primaverile e tardivo d’autunno con piccole greggi di pecore o capre nei prati dove poi in estate viene prodotto il fieno. Grazie a questo pascolamento viene fatto un indebolimento delle malerbe come ad esempio la romice che essendo molto precoce e abbastanza appetibile finché giovane perde il vigore nei confronti delle essenze foraggere più nobili che crescono più lentamente. 

Le stesse malerbe sono generalmente le ultime a ricacciare l’autunno e il pascolo con le pecore o capre rientrate dagli alpeggi serve nuovamente come metodo di contrasto. Anche il rispetto di antiche regole per lo sfalcio tardivo a cariossidi mature per favorire la dissemina naturale dei prati in quota o il pascolo scaglionato hanno lo scopo di mantenere vitale il cotico erboso. 

Queste tecniche di coltura dei masi sono tradizioni portate avanti da centinaia di anni, spesso dalla stessa famiglia, descritte, codificate già dal 1300 negli Urbari, contratti di fondazione dei masi stessi, e sono interconnesse e dipendenti tra loro.

Dire che l’allevamento delle piccole greggi di pecore e capre è meramente un fatto hobbistico a cui gli allevatori potrebbero rinunciare per favorire la diffusione dei predatori è sintomo di grande ignoranza degli equilibri che mantengono questi paesaggi curati ammirati e fruibili a tutti. In questi appezzamenti attorno ai masi e con questi limitati numeri di animali diventa impossibile riuscire a tentare una guardiania con i cani, troppo problematica data la massiccia presenza di turisti e escursionisti su stradine, pascoli e sentieri che arrivano a milioni proprio per ammirare l’opera di cura del paesaggio.  

A livello ambientale economico, sociale, culturale e anche per preservare la biodiversità è doveroso stabilire ovunque dei limiti territoriali dove la conservazione delle razze zootecniche autoctone e degli allevamenti estensivi ritorni prioritaria rispetto a questa grave situazione di espansione incontrollata di lupi. Personalmente sono responsabile del recupero e ricerca della razza di galline della mia zona, riconosciuta con decreto ministeriale nel 2024 e la mia passione per le razze autoctone mi porta a fare ricerca anche su altre popolazioni zootecniche locali.mattis, pulvinar dapibus leo.

Proves - “Speltenzaun” solida recinzione tradizionale del pascolo, resistente alla neve che delimita gli spazi per i bovini ma inutile come protezione da lupi e orsi. Queste recinzioni sono tutelate come bene culturale ed è impossibile pensare di stravolgere usi e costumi così radicati nelle popolazioni locali per sostituirle con inutili “obbrobri da lagher antilupo”.