Anche il Piemonte aveva un Nero: la storica razza di suino Cavourese era particolarmente diffusa nella regione sino agli anni ’30 e ‘40, poi è andata perduta, con l’affermarsi di un sistema zootecnico industriale fondato sui grandi numeri e sui suini Large White, Duroc, Landrace e loro incroci.
Eppure le razze autoctone sono molto più adatte all’allevamento estensivo, perché più resistenti, rustiche, ma allo stesso tempo bisognose di tempi più lunghi di allevamento per raggiungere dimensioni adatte alla norcineria tradizionale.
Ma se la Cavourese era perduta, perché non provare, tramite incroci di altre razze autoctone sopravvissute, a ritrovare un animale dalle caratteristiche simili? Così è stato e nel 2020 viene riconosciuto ufficialmente il suino Nero Piemontese: mantello nero, muso e piedini bianchi, orecchie pendule in avanti, grandi dimensioni, in tutto simile alle immagini che si conservano della Cavourese e della Garlasco, altra razza autoctona ormai estinta e allevata in Lomellina e nel Novarese.
Una suinicoltura contadina contemporanea che punta tutto sul benessere animale, attenta al carattere e alle caratteristiche dei suini, fondata su una relazione tra animale e allevatore.
Una carne di questa qualità aveva necessità di un trasformatore particolarmente attento e capace, da qui l’impegno de La Granda, che aggiunge alla sua linea di carni fresche e trasformati di razza bovina Piemontese del Presidio Slow Food, i salumi di suino Nero Piemontese.
Fonte: Slow food Italia Facebook
